domenica 5 dicembre 2010
Il lato erotico di un ragù
N.b. se ti senti più femmina che mai, prima della carne macinata, soffriggi un fegatino di pollo che ci sta come ci starebbe la giarrettiera che tieni nel cassetto.
Ingredienti
20 gr di burro
mezza cipolla bianca
un gambo di sedano
una carota
50 gr di pancetta
500 gr di manzo tritato
2 bicchieri di latte
500 gr di pelati passati
2 bicchieri di brodo
sale
pepe
mercoledì 3 novembre 2010
Romagna mia
lunedì 20 settembre 2010
Io sto col sughero! (breve dichiarazione amorosa)

martedì 10 agosto 2010
Norma (h)a la fregola (...e non è la sola)
Essere un'isola. Avere accanto il tuo mare. Decidere d'accordo col Lui, se restare da sola o accogliere chi decide di venire a farti visita. Suggerirgli di muoversi violento, affinchè la tua sia una terra irraggiungibile.
Non deve essere male, la vita da isola. Bisogna fare i conti con la nostalgia e con i tempi che non sempre corrispondono a quelli del mare.Passare ore a guardare il mare mentre si confonde con quella linea che sembra finire e arrivare al cielo, mentre i tuoi sono solo confini terreni.
I miei pensieri isolani sono frutto di una vacanza sarda.
La Sardegna è una terra strana: la guardi e non sai mai davvero se voglia accoglierti. Piena di lembi di terra pronti a immergersi nel mare, a scomparire per evitare di farsi notare. Una terra che per imparare a difendersi, ha eretto torrette su ogni costa, manifestando un desiderio di solitudine che cogli anche negli occhi schivi di chi ci abita e vede il Continente qualcosa di lontano. La Sardegna vuole bastare a se stessa.
La Sicilia è diversa: è terra vicina, aperta, cresciuta tra mille influenze visibili in un territorio che ti racconta la storia di mille passaggi di soli e mari. La guardi e hai già fatto un piccolo viaggio intorno al mondo: architetture varie di popoli a cui la Sicilia ha offerto un luogo dove vivere. Senza chiedere per quanto tempo perchè non soffre di sindrome di abbandono. Riesce ad avere legami che non pretende siano durevoli: si prende il buono di tutti.
Io non lo so che isola vorrei essere. Nell'indecisione, le ho confuse.
Che poi è la cosa che mi viene meglio.
Ricetta per 4 persone
300 gr di fregola
3 pomodori maturi
mezza cipolla
una melanzana tonda e grossa
tre tazze di brodo vegetale
olio evo
sale
pepe nero da macinare
basilico
rosmarino
crema di ricotta salata
vino bianco
4 dischi di pane carasau (guttiau)
Ritagliate otto dischi dalla melanzana ed il resto in cubetti piccoli. Poneteli dentro uno scolapasta con del sale perchè perdano la loro acqua.Tagliate sempre a cubetti piccoli i pomodori tenedoli separati. Affettate la cipolla e mettetela in una padella con i bordi alti insieme ad almeno tre cucchiai di olio. Soffriggetela e quando imbruinisce, aggiungete la fregola e fatela tostare. Versate del vino bianco e lasciate evaporare a fuoco lento. Aggiungete una tazza di brodo e poi i pomodori. Lasciate cuocere.
Scaldate una padella antiaderente, metteteci dentro gli aghi di rosmarino (che è la spezia sarda per eccellenza) e grigliate i dischi di melanzane e poi i cubetti. In un'altra scaldate l'olio e friggete dischi e cubetti di melanzana.Lasciateli asciugare su un foglio da cucina e salateli poco.Nel frattempo avrete aggiunto il brodo alla fregola perchè si cuoccia.
Aggiungete un paio di foglie di basilico a metà cottura.
Quando la fregola è al dente, toglietela dal fuoco e aggiungete i cubetti di melanzana con del basilico fresco spezzettato e pepe macinato. Mescolate delicatamente e lasciate raffreddare un pò.
In forno, mettete i dischi di pane carasau cosparsi di olio e lasciateli scurire per 5 minuti. Estraeteli dal forno, spezzettateli a forma di isola, e componeteli sui piatti da portata. Aggiungete ancora olio e macinatevi sopra del pepe macinato.Prendete un disco di melanzana, ponetevi sopra la fregola e chiudete con un altro disco sul quale porrete ciuffetti di basilico.
Formate delle piccole quenelle di ricotta salata, utili anche a completare la decorazione del piatto e a "zittire" la fregola di norma.
lunedì 14 giugno 2010
Rumore di fritto rivoluzionario a mezzo stampa
C'è un tessuto sociale fatto di uomini con un cervello pensante, con una libertà di parola che nel tempo, attraverso la storia, ci siamo conquistati o che fortunatamente (come nel mio caso), abbiamo avuto in dono.
Quella libertà è un assunto imprescindibile, perchè legata alla scelta: io l'ho avuta e adoperata quasi senza farci caso, senza mai però averne messo in dubbio l'importanza.
E quando non ho parlato, ho scelto il silenzio.
Nessuno finora mi ha detto di tacere.
E con ciò non voglio dire che finora abbia detto solo cose sensate.
Sono pronta a giurare il contrario, piuttosto.
Ma ho scelto.
Quella scelta da un pò di tempo la sento vacillare, perdere i confini, scomparire.
E le parole che vorrei dire diventano rabbia.
Ora mentre scrivo questo post, mi chiedo per quanto ancora potrò godere della stessa libertà di espressione.
Per quanto tempo potrò ancora leggere i giornali? e quali e quanti? potrò godere della pluralità di una informazione che mi dia la certezza di essere un essere umano libero?
Che succederà a quei fogli in parte già soppiantati dal web?
il silenzio è qualcosa che si sceglie.
La non informazione è qualcosa che ci impongono.
Il silenzio stampa è una scelta.
La stampa silenziosa è dittatura.
Dedico la mia ricetta rumorosa di fritto in cartoccio a chi di quella libertà ci vuole privare, incosciente rispetto al fatto che privare qualcuno di qualcosa non fa che aumentare il desiderio di riconquistarlo.
Ricetta per zucchine in tempura per 1
(perchè la libertà è prima di tutto un diritto del singolo)
cubetti di ghiaccio
100 gr di farina + 20, 30 gr
100 ml di acqua
un uovo (eh, si..ce l'ho messo!)
una zucchina di dimensioni medie
sale olio extravergine di oliva
In una ciotola mescolate acqua e uovo, sale e versate la farina setacciandola in modo da evitare la formazione di grumi e aiutandovi con una frusta.Mettete la pastella nel frigo, lasciatela risposare e raffreddare almeno mezzora(utile allo shock termico).Tagliate nel senso della lunghezza la zucchina, ricavatene dei bastoncini non troppo spessi, nè troppo sottili. Togliete dal freezer il ghiaccio in cubetti che vi servirà mentre friggete a mantenere fredda la pastella.Quanto più la tenete fredda, tanto più sarà croccante. Scaldate l'olio in una padella con i bordi alti e ascoltate il rumore dell'olio alla prova di un pò di pastella.Se quello che sentite assomiglia al rumore della libertà, buttate nella ciotola qualche bastoncino di zucchina e con l'aiuto di un cucchiaio, tuffatelo nell'olio. Ogni volta che adoperate il ghiaccio, ricordate di aggiungere farina alla pastella per evitare che diventi troppo liquida. Salate i bastoncini e gustate liberamente.
domenica 6 giugno 2010
Occhi di cioccolato
Nella vita si incontrano un milione di occhi.
Alcuni puoi guardarli più a lungo perchè il tempo è generoso con te ma spesso ciò che resta è solo familiarità.
Altri ti sfuggono e la fatica di leggervi dentro diventa insormontabile.
Così desiti.
Ci sono invece occhi che dopo averli afferrati, si tengono saldi ai tuoi e alla tua anima così tanto che guardarsi diventa parlarsi perchè l'aria che passa tra le tue parole e le parole di quegli occhi è così poca che ti sembra di soffocare.
Occhi dai quali è difficile togliere i tuoi perchè nel loro color cioccolato ascolti quello che vorresti dire tu.
Ma resti muta.
Quegli occhi color cioccolato ti fondono l'anima.
Ti lasciano credere che esista un unico colore: il loro, fatto della profondità del cacao e della dolcezza del latte.
Occhi che sanno di Africa (anche se in Africa non ci sei mai stata).
Occhi che ti portano in viaggio sopra le dune, tra la sabbia, nel sole che ti acceca e ti brucia.
Occhi attraverso i quali catturare il vento.
Occhi nei quali impari a leggere una lingua che non conosci perchè è la ricca lingua del silenzio.
Quelli sono occhi buoni da mangiare.
Ricetta di cioccolato
100 gr di cacao amaro
50 gr di noci sgusciate
50 di nocciole sgusciate
4 uova intere
100 gr di burro
un pizzico di vanillina
70 gr di farina
100 gr di zucchero
una bustina di lievito in polvere
Tritate noci e nocciole. Mescolate le uova e lo zucchero lentamente. Aggiungete la farina a filo e continuate a mescolare. Fate lo stesso con il cacao.
Sciogliete il burro a bagnomaria e versatelo nel composto.
Versate la bustina di lievito e la vanillina mescolando velocemente. Accendete il forno a 180 °.
Imburrate e infarinate una teglia rettangolare. Versate il composto nella teglia e infilatela nel forno abbassando la temperatura a 160°.
Annusate.
Dopo circa venti minuti controllate la cottura.
Sfornate la torta e lasciatela raffreddare.
Continuate ad annusare. Magari tenendo gli occhi chiusi.
Tagliate in piccoli cubi il dolce e assaporate quegli occhi.