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domenica 5 dicembre 2010

Il lato erotico di un ragù


Il cibo è legato indissolubilmente all'erotismo.
Sarà perchè quando cucino e mangio, adopero gli stessi sensi che uso quando faccio l'amore.
Fare l'amore si sa, è diverso che fare sesso. Fare sesso è cucinare un sugo finto, di quelli che butti in una pentola il pomodoro, magari dopo un soffritto veloce di aglio, aggiungi sale e qualche spezia che sai che può servire.
E mangi, così come fai sesso: ti serve in quel momento per nutrirti.
Per smettere di avere fame. Per convincerti di sentirti meno sola. E il gusto dell'aglio distratto e un pò forte sta a ricordarti che ti sei accontentata.
Ma la fame vera e il piacere vero, non li plachi sul serio.
Così come la solitudine.
Fare l'amore è diverso.
Usi la cipolla che si addolcisce soffrigendo. Ci metti accanto la carota e il sedano. Li lasci rumoreggiare nel fondo di burro e olio lentamente, come si procede con i preliminari anche quando sei affamata dell'altro. Dopo pochi minuti aggiungi la pancetta e la lasci rosolare: già a questo punto assaggi la passione.
Li senti salire subito quegli aromi che si confondono, così come fa il tuo odore con quello di Lui.
Aggiungi carne macinata in tempi diversi e sposti la parte soffritta da un lato perchè le altre soffriggano senza lessare. Così come fai con il suo corpo: ne tocchi una parte, poi l'altra perchè siano tutte ricettive.
Ti soffermi su un angolo che ti piace e quello è il momento di aggiungere il vino che lasci evaporare versandolo sui lati della pentola.
Senti il suo respiro cambiare intensità e arricchisci tutto di noce moscata.
E' il momento del latte.
Il latte lo aggiungi per dare una morbidezza che altrimenti non avresti: come certi abbracci che hanno la forza della passione e la dolcezza dell'amore insieme.
E mentre lo tieni stretto, perchè tutto non sia troppo dolce, condisci con sale e pepe.
Questo è il momento di affogare il tutto col pomodoro caldo diluito nel brodo.
Fare l'amore ha i suoi tempi, perchè dell'altro non ti sazi mai.
Il ragù espressione del far l'amore, va cotto lentamente.
La fame va assecondata con i profumi che solo una cottura lenta può sprigionare.
Bisogna che si cucini in grosse quantità che magari lo congeli per quando ne hai voglia ma ti mancano gli ingredienti. E non ti va di accontentarti di un sugo finto e decidi che sì, stavolta ripieghi sull' autoerotismo.

N.b. se ti senti più femmina che mai, prima della carne macinata, soffriggi un fegatino di pollo che ci sta come ci starebbe la giarrettiera che tieni nel cassetto.

Ingredienti

20 gr di burro

mezza cipolla bianca

un gambo di sedano

una carota

50 gr di pancetta

500 gr di manzo tritato

2 bicchieri di latte

500 gr di pelati passati

2 bicchieri di brodo

sale

pepe































mercoledì 13 gennaio 2010

Carezza di sedano scaldacuore con gamberetti



L'inverno porta con sè il freddo nel cuore.
Giornate intere di pioggia e vento che ti gela i pensieri.
Torni a casa e tutto ciò che vuoi è calore.
Il calore di un abbraccio che non senti da un pò, quello di un sorriso che di rado ti capita di incrociare.
D'inverno torno a casa piena della tristezza degli sconosciuti che incontro per caso. E forse anche un pò della mia. Mi sento una spugna che assorbe tutto.
Lo vedo negli occhi della gente, l'inverno. La neve che piano ha fatto la sua coltre nell'anima delle persone. Si è posata lenta e silenziosa sugli occhi che vedono l'altro chiaramente, ma non lo guardano davvero. Lo attraversano.
Quando cammino o viaggio in treno quegli occhi li vado a cercare.
Prima o poi capiterà che mi picchino per l'insistenza con cui li osservo.
Vorrei essere capace di estirpare quella coltre, scioglierla con un calore che è solo condivisione e comprensione.
Vorrei tornare indietro, gridare "aspetta!" a chi possiede quegli occhi e dedicare loro una carezza.
Questo post e questa ricetta sono un modo di combattere l'inverno.
Dedicato a tutti quelli che l'inverno ce l'hanno negli occhi e a tutti quelli che non l'hanno mai visto.

Ricetta per due carezze per uno
1/2 sedano
2 patate piccole
2 carote
un pezzetto di buccia di limone
10 gamberi (i miei erano surgelati ahimè!)
3 fette di pane bianco o pan carrè
due cucchiai di parmigiano
olio di oliva
una foglia di alloro
mezzo dado
due pizzichi di sale
una noce di burro


Mettete in una pentola capiente mezzo litro di acqua e quando bolle, versateci dentro il sedano a pezzetti, le patate a tocchetti, il dado e le carote tagliate grossolanamente.
La grandezza del taglio dipende dal tempo che avete: se il tempo per le carezze è poco, fate i pezzi più piccoli che potete...si cuoceranno prima.
Nel frattempo versate in una piccola pentola tre bicchieri di acqua a bollire con la foglia di alloro, la buccia di limone.
Quando l'acqua è in ebollizione, versateci dentro i gamberetti e lasciateli cuocere a fuoco lento per cinque minuti.
Scolateli senza buttare la loro acqua di cottura.
Rimettete sul fuoco l'acqua di cottura dei gamberetti e aggiungete le carote
prelevate dalla pentola più grande, in modo che finiscano di cuocersi aromatizzandosi un pò.
Tagliate a striscioline il pane bianco e ponetele su un foglio di carta da forno adagiato sulla teglia.
Versate a filo l'olio e spolverizzate di parmigiano.
(Non storcano il naso i puristi: sì, con i gamberetti ho usato formaggio!embhè?)
Accendete il forno a 180° per dieci minuti.
Intanto prendete il vostro fidato amico frullatore a immersione e frullate sedano e patate.
Sciacquatelo e dopo aver eliminato alloro e buccia di limone, controllate che il prossimo frullato di carote abbia una maggiore densità del precedente di sedano e patate.
Nel caso in cui non vi sembri così, togliete un pò di acqua di cottura.
Frullate anche le carote. Estraete dal forno i vostri crostini rozzi. Fate sciogliere il burro in una padella e friggete i gamberetti.
Componete il piatto, aiutandovi con un cucchiaio affinchè possiate dare la forma del cuore al centro del piatto. Versate un pò d'olio a filo e del pepe nero se vi piace.
Il cuore sarà quello scalderete.





















martedì 13 ottobre 2009

Il piccolo chimico e la millefoglie di mele e gorgonzola


Coi numeri ho sempre avuto dei grossi problemi.
Non ce la faccio: di fronte a conti da fare, numeri da sottrarre, dividere, addizionare non rispondo.
L'unica operazione rispetto alla quale non mi sento tanto incapace è il moltiplicare: sarà per via della reminescente educazione quasi cattolica impartitami da piccola, per via della storia dei pani e dei pesci che me la fa percepire come qualcosa di trascendentale, di non appartenente alla mia natura umana, di fronte alla quale chino il capo e semplicemente, tirando un sospiro di sollievo, mi dico "non è cosa mia!".
Deve essere che manco completamente dell'emisfero sinistro del cervello.
Devo averci un buco gigantesco.
O magari, anzi, più probabilmente devo essere tutta emisfero destro...o magari non ho emisferi.
E questo spiegherebbe molto.
Ho sempre odiato la matematica. Sempre adorato scrivere.
Credo che questo abbia influenzato le mie scelte di vita più volte.
Da piccola guardavo il mio coetaneo cuginetto occhialuto fare esperimenti con alambicchi e blande formule da scienziato ed ho subito capito che oltre alle differenze di sesso tra me e lui c'era un abisso...celebrale.
E' probabile che mi sembrasse così alieno che il mio tentativo di soffocarlo una volta, sia in realtà legato al desiderio di fare esperimenti anche io...certo, scegliendolo come cavia.
Giorni fa, un mio carissimo amico bartender, sperimentatore di cocktails, grande professionista, comincia a parlarmi di abbinamenti strani, composizioni chimiche improbabili, di mangiare cose che sembrano banana ma che non sono banana....ovviamente di fronte a argomenti di questo genere, le scimmie urlatrici del mio cervello hanno cominciato a dare un party in onore della più totale incomprensione.
Ma siccome la curiosità è femmina, vado sul sito http://www.foodpairing.be/ e scopro...che la chimica è un mondo meraviglioso!
il risultato di questa scoperta è la millefoglie di mele, gorgonzola e thè verde che vedete qua su.
(Uno special thanks a Dani per la scoperta e un n.b. per Alfredo: puoi tranquillamente riprodurla...non è il mio secondo tentativo di ucciderti!)
Ricetta per due cavie
due mele di differenti varietà, colore (io ho usato quelle del mio orto) e dunque acidità
200 gr di gorgonzola piccante
un cucchiaino di thè verde
un bicchiere di latte
100 gr di parmigiano
due cucchiai di salsa di soia
Riscaldate in un alambicco il latte e versatelo in una terrina.
Aggiungete mescolando la polvere di parmigiano e il gorgonzola schiacciandolo con una forchetta.
Fate in modo che il tutto assuma la consistenza di una crema spalmabile.
Prendete il levatorsoli (che è uno degli strumenti più funzionali di cui la mia cucina dispone) e incidete le mele al centro, estraendone semini e torsolo.
Tagliate fette di mele sottili come sfoglie nel senso della larghezza.
Cominciate a spalmare la crema sulla fettina di mela più larga, sovrapponendole una all'altra, alternando i colori.
Create delle piccole torri in cima alle quali spolverizzate il thè verde.
Fate il fondo con un cucchiaio di salsa di soia a piatto e impiattate.
Guarnite con foglie di mele o con basilico.



mercoledì 9 settembre 2009

Pillole di pollo masala "ANTI brutti RICORDI"


Ci penso su da due giorni.
Leggo della molecola ‘PKMzeta‘ presente nel che sarebbe poi la sostanza ‘chiave’ nel connettere le varie molecole coinvolte nel processo di radicamento dei ricordi.
Ora studia che ti ristudia, esimi signori della scienza, con cotanta trovata e sete di conoscenza, non mi scoprono pure la pillola che cancella i brutti ricordi?
un attimo di vera confusione.

Ho pensato spesso prima d'ora a quanto mi sarebbe piaciuto poter dimenticare.
Non credo di avere un numero di brutti ricordi maggiore o minore della media della popolazione mondiale. Non credo di avere tanto da dimenticare, ma sento ugualmente il peso di certi ricordi.
Ci sono ricordi di natura e intensità diversa che con il tempo si trasformano: i brutti lasciano talvolta il posto ai belli, ma non accade mai che i belli si trasformino in brutti. Accade solo che si sbiadiscano e occupino un luogo subaffittato della memoria dove, nonostante l'affollamento, trovano un angolo e si sistemano là, mettendo radici.
Le radici dei bei ricordi sono radici di querce secolari, piantate nel terreno fertile della vita, innaffiate da una quotidianità sfuggente. Sono radici forti di malinconia, quella malinconia che non è la tristezza dei brutti ricordi.
Voglio una pillola che cancelli i bei ricordi, che non dia spazio alla memoria di accumularli, che non lasci al tempo il modo di farli sedimentare.
Non credo di aver bisogno di una pillola "anti brutti ricordi": per quelli basta una ricetta o forse solo l'esperienza.



Ricetta per due persone
4 fettine di pollo un pò ciccione
due cucchiai di garam masala
(che altro non è che un curry di spezie già pronto o da preparare tostando e pestando:
cumino,
semi di coriandolo,
cannella,
cardamomo,
noce moscata,
pepe,
anice,
alloro,
chiodi di garofano)
200 gr di pangrattato
due tuorli
buccia di un limone
un bel pizzico di sale
mezza scamorza affumicata
olio di semi

In un piatto mescolate il pangrattato e il garam masala. In una ciotola invece, sbattete i tuorli con il sale. Tagliate a cubetti il pollo e a fettine sottili la scamorza. Sovrapponete un cubetto, la scamorza e chiudete con un altro cubetto di pollo fino a formare tante pillole.Sciacchiatele un pò con il palmo della mano facendo attenzione a che non si aprano e passatene ognuna nel pangrattato e masala, poi nell'uovo e ancora nel pangrattato e masala. Disponetele su un piano ricoperto di carta forno. Ricavate con un pela patate la buccia del limone (no alla parte bianca) e tagliatela a listarelle (o a julienne che fa figo). Scaldate bene l'olio di semi e tuffatevi poche pillole per volta. Mettete le pillole fritte su carta assorbente e appogiate su ognuna una listarella di limone fermandola con uno stuzzicadenti. Cercate chiaramente di servirle prima che si freddino altrimenti dovrete sperare nell'effetto placebo.























domenica 23 agosto 2009

Aprirò il giardino: risotto con pere coscia e pecorino

Mi capita spesso di perdermi in percorsi interiori e trascorrere un pezzo di vita tanto immersa in me stessa che il mondo fuori mi fa solo da sfondo.

Guardo, ma non vedo.
Sento, ma non ascolto veramente.
Ad un tratto la bellezza di fuori esplode ed è tanto accecante da filtrare le lenti scure del mio cuore.
Non posso far finta di niente perchè la luce e i colori sono così forti da ricordarmi che oltre me esiste un'aria che devo respirare e che all'improvviso mi riempie.
Un'aria nuova, come le stagioni.
L'estate è la stagione della rinascita.
Come se ci fosse un giardino dentro di me che fiorisce: alberi che si riempiono di frutti, spezie che odorano di nuovo, fiori bellissimi e freschi che vanno colti.
Torna la voglia di cucinare.
Finalmente.
In Luglio il mio giardino si riempie della varietà di pere che preferisco: le pere coscia, quelle con la buccia croccante, la polpa granulosa, tanto gustose che potrei mangiarne un albero intero. Accanto una pianta di basilico che sembra un cespuglio urlante...."prendi me!", lo sento dire.
Nel frigo recupero un pecorino che sarebbe meglio fosse più piccante, ma da un giardino appena aperto non ci si può aspettare che tutto fiorisca: l'eredità della passata fioritura genera qualche frutto indeciso.
I profumi dei "frutti" dell'estate mi invadono...gridano come in un coro, all'unisono intonano una melodia a cui pentole e padelle fanno da cassa risonanza.


La cucina suona una musica che fortunatamente ancora riconosco.



Risotto pere coscia e pecorino per 2

3 tazzine da caffè di riso arborio
mezza cipolla bianca o uno scalogno di piccole dimensioni
un dado vegetale
un litro di acqua
due dita di burro
una tazza di vino bianco
2 pere coscia
2/3 cucchiai di pecorino
pepe nero in polvere
pepe in grani per guarnire
foglie di basilico
Portate l'acqua ad ebollizione e metteteci dentro il dado
Affettate lo scalogno o la cipolla mettendola a soffriggere nel burro dentro una capiente padella con bordi alti.
Appena la cipolla imbiondisce, tostate il riso e versatevi il vino.
Lasciate sfumare il vino e versate due mestoli di brodo sul riso.
Intanto tagliate a dadini le pere e man mano che il brodo si asciuga, versatene altri mestoli, cominciando a girare il riso in maniera che la cottura sia uniforme.
A metà cottura del riso, versateci dentro i dadini di pera e mescolate.
Continuate con il brodo finchè il riso non è cotto.
(La quantità di brodo che versate, oltre che alla cottura del riso è utile a dare al risotto la densità e cremosità che più vi piace).
Mantecate con una noce di burro e pecorino. Lasciate raffreddare un pò, in modo da evitare che il gusto delle pere sia eccessivamente coperto dal calore.
Decorate con foglie di basilico, pepe in grani e se vi va, le bucce delle pere tagliate a julienne arrostite in una padella antiaderente.







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martedì 3 febbraio 2009

Vivere ad Oniontown


Indecisa fino alla fine se postarvi o no questa ricetta.
Correlati alla cipolla sono in qualche modo, un sacco di modi di dire.
L'espressione "vestirsi a cipolla" che è una delle mie preferite, ad esempio. indica quella tecnica di abbigliamento che consiste nel mettersi uno strato sull'altro di abiti, utile soprattutto quando si è indecisi sulla temperatura esterna o del luogo in cui si andrà.
Da non sottovalutare la tecnica se si sta per partire con un volo low cost e si ha solo un bagaglio a mano. Il rischio in tal caso è quello di diventare testimonial inconsapevole della Michelin, ma questo per chi si occupa di cucina ed è godereccio, è un rischio già calcolato e c'è in più il beneficio di potersi togliere gli strati, cosa non sempre facile con quelli di ciccia.
Spesso vittima per ciò di umano sdegno, la cipolla oltre ad emanare un odore che pochi tollerano, contiene delle sostanze acidule che producono la lacrimazione.
Io grazie alla cipolla mi sono scoperta coraggiosa.
L'occasione me l'ha fornita il trentesimo compleanno del mio migliore amico.
Ora, perchè anche gli invitati ad una festa non devono ricevere un regalo, ma solo donarlo?
così, mi sono ritrovata a preparare 30 vasetti di confettura di cipolle...equivalente a circa tre kg e mezzo di cipolle.
Mannaggia a me e alle mie idee.
Sbuccia e piangi, vabbè...ma avete idea dell'odore di cipolla in casa per una settimana che quasi sembrava fosse estate e senza accorgemene fossi arrivata direttamente a Tropea?
non vi nego che anche la vita sociale ha avuto un rallentamento e in compenso poi non mi sono abbronzata per niente!


Ricetta della confettura di cipolle

800 gr di cipolle di Tropea
900 gr di zucchero
due foglie di alloro
tre bacche di ginepro
una confezione di Kleenex
un bicchiere di aceto di mele

Sbucciate e affettate nel senso della lunghezza (esiste per una cosa tonda?) tutte le cipolle che avete. Metteteci lo zucchero e lasciatele bollire per una mezzora, dopo la quale aggiungete l'aceto, l' alloro e le bacche di ginepro.
Direi che un'ora e mezza totale a fuoco lento le da la giusta consistenza.
Scegliete 4 vasetti simpatici da 175 gr che si chiudano ermeticamente e via a riempirli.
Chiudeteli e metteteli a testa in giù in una pentola piena d'acqua.
Bolliteli di nuovo per sigillarli e conservarli.

Praticamente avete appena realizzato il vostro permesso di soggiorno...





sabato 4 ottobre 2008

Piccoli segreti d'amore di funghi e gorgonzola


Tutti abbiamo dei segreti o cose che ci piace tenere nascoste, forse perchè le consideriamo buffe o solo straordinariamente tanto preziose da non desiderare condividerle con nessuno.
Per me le cose da preservare sono solo le più belle, come gli affetti o quegli speciali rapporti che si creano neppure-tu-sai-bene-come, ma nascono e si trasformano.
Senza un nome o un'identità.
Che sfuggono a quel desiderio ossessivo di classificazione che spesso ci è utile per regolare la vita.
Mi piace pensare (e sento davvero che è così) di custodirle al riparo, quasi di avvolgerle.
Il piatto di oggi è una metafora di tutto questo: nato in un pomeriggio di sole al pensiero di qualcosa a cui non so dare un nome, ma che sento di dover tenere al riparo e che nonostante ciò, ho voglia di celebrare in maniera intima, di esaltare.
Per creare i miei segreti ho scelto un cuore di funghi e besciamella per il ripieno delle crepes e una salsa calda di gorgonzola e latte.
Vi consiglio di usare il pepe nero in grani da mescolare alla besciamella perchè ogni tanto, nel gustare i vostri segreti, sarà bello trovarci dentro una sorpresa da sgranocchiare.
In abbinamento ho scelto un vino non fermo: salvo rare eccezioni, le bollicine mi piacciono poco, ma stranamente questo mi ha incuriosito.
Vi dirò che non è solo l'etichetta ad avermi orientato: Primo Amore frizzante delle Venezie di Zonin (blend di Moscato bianco, Prosecco e Garganega) mi ha divertito, conservando appieno la propria fragranza e quella del segreto che ora conoscerà anche il mio commensale.
Riservate questa ricetta facile ad una cena in cui avete voglia di tenere o svelare un segreto.
Mi fate sapere quando li cucinate?


Ricetta segreta
(la scambio solo con una delle vostre e con Lidia che già me ne ha postata una)

martedì 16 settembre 2008

Stiufy di cipolle al curry e rosmarino

Vado pazza per le cipolle. Adoro il curry.
Ieri in astinenza dal cucinare e desiderando deliziare una mia splendida amica, penso di farle cosa gradita preparandole un dolce.
Troppo spesso le mie intenzioni subiscono un mutamento di orientamento.
Il profumo del rosmarino è stato fuorviante, scioccante: mi ha provocato quella confusione creativa per cui mi sono messa davanti ad un tagliere e le cipolle che decoravano il cestino del pane mi hanno strizzato l'occhio. Le ho sentite sussurrarmi "Prendi noi! lasciaci stufare nel burro, delicatamente.Lasciaci colorire ed espandere il nostro profumo."
Le cipolle sono una bella metafora di vita: fanno piangere, ma anche ridere di ridicolo, se quando le tagli non sei veramente triste. Si amano o si odiano.
Hanno un colore che dal bianco candido può muoversi al rosa scuro, fino a quella tonalità che solo le cipolle Tropea possono vantare.
Quello che vedete nella foto non è nient'altro che un muffin salato.
L'ho chiamato Stiufy in suo onore, anche se per correttezza ogni singolo pezzo andrebbe chiamato Stiufo.
Ma questa è un'altra storia.

Ricetta per 4 Stiufy (ammesso che di Stiufy ce n’è una sola!)

2 uova
2 bicchieri di latte parzialmente scremato
70 gr di parmigiano grattugiato
30 di pecorino
10 aghi di rosmarino (non esagerate visto che il rosmarino è egoista e tende a rubare la scena agli altri aromi)
2 grosse cipolle bianche
mezzo cucchiaino di curry in polvere
due pizzichi di sale
mezzo bicchiere di vino bianco (un comune igt va benissimo…sì, sì va bene anche la bottiglia che avete aperta nel frigo)
sale
pepe
un bicchiere e mezzo di farina

Affettate le cipolle a rondelle sottili. Stufatele in una padella medio grande con due cucchiai di olio. Copritele con un coperchio. A metà cottura ( a me piacciono croccanti), salate e versate il vino.
Lasciate evaporare senza coperchio e sul fuoco ancora 5 minuti.
Non giratele spesso, altrimenti rischiate che gli anelli diventino fili di cipolle e perdano tutta la loro ironia. Accendete il forno, tenendolo a bassa temperatura.
Nel frattempo (o anche dopo - a cottura ultimata delle cipolle- se non avete fretta), sbattete le uova intere in una ciotola e unite, sempre mescolando lentamente, latte, farina, sale pepe, rosmarino (insomma tutti gli ingredienti tranne le cipolle).
Prendete dei pirottini di alluminio (io quelli di silicone ancora non li ho trovati economicamente abbordabili), oliateli un po’ e mettete sul fondo di ognuno qualche anello di cipolla, poi due o tre cucchiai di impasto e guarnite il tutto con qualche anello di cipolla.
Prendete una pirofila di alluminio e riempitela con due dita di acqua. Mettete all’interno i pirottini che devono essere toccati dall’acqua fino a metà.
180 gradi per 40 min.











sabato 6 settembre 2008

Rotoli di (ciccia e ) zucchine


Consiglio a tutti coloro che sono stufi dell'estate, a coloro che per mesi interi hanno sperato che finisse, di non leggere questo post che in sostanza è un inno all'estate perpetua.
Ma come si fa a non amarla? come si fa a non apprezzare le decine di ortaggi e frutti di stagione, della cui esistenza in inverno quasi ci dimentichiamo?
come si fa a non imprecare contro noi stessi per aver consumato una quantità esagerata di cibo che è rimasta visibile sul nostro corpo manco fosse un ricettario regionale? così, di ritorno dalle mie vacanze, con qualche rotolo in più, mi sono detta: "adesso i rotoli li cucino!".
Quella di oggi è una ricettina facile facile, con l'unico neo del forno: ma vi avevo o no avvertito di non leggere se odiate il caldo?
poichè non concepisco per formazione la versione "light" delle ricette, abbiate almeno l'accortezza di apprezzare che non c'è nulla di fritto (cosa mi sta succedendo?sensi di colpa da rotolo?) nella preparazione di questi miei rotoli.
Ora, è chiaro che se volete aggiungere una pagina al ricettario del vostro corpo e preoccuparvi solamente di essere "belli dentro" (come è giusto che sia, visto che è ancora estate e siete ancora in vacanza) soffriggete pure l'aglio e il tonno variante che, neppure va detto, è una vera goduria.


Rotoli di zucchine

Ingredienti per 2
5 zucchine non molto grandi 1 scatola di tonno all'olio d'oliva da 150 gr
pan carrè o pane raffermo 1 bicchiere di latte sale grosso e fino 2 piccoli agli
50 gr di parmigiano reggiano basilico prezzemolo pepe nero
4 cucchiai di pane grattuggiato


Fate bollire in una pentola un litro di acqua calda. Nel frattempo mondate (mi è sempre piaciuto questo verbo esclusivamente culinario!) le zucchine. Tagliatele in due o tre parti, a seconda della loro grandezza ottenendo così una decina di rotoli.
Salate l'acqua con un pugno di sale grosso e immergetevi le zucchine per circa 5 minuti: fate attenzione al grado di maturazione delle zucchine: è necessario che l'acqua bollente non apra i rotoli, che devono restare croccanti e terminare la cottura in forno. Sbriciolate il pane con le mani in un recipiente e versatevi il latte.
Scolate i rotoli.Lasciateli raffreddare su un tagliere. Tritate finemente i due agli. Se pensate di avere una vita sociale intensa, semplicemente divideteli in due parti, che risulteranno più facili da eliminare post cottura.
Preparate il ripieno: in una capiente ciotola mescolate il tonno appena sgocciolato, i due agli, un pizzico di sale, una generosa manciata di pepe, il basilico ed il prezzemolo sminuzzati e due terzi del parmigiano.
Armatevi di santa pazienza e come se foste dei provetti scultori, con un levatorsoli (o scavamela o scavino o comediavololochiamate), delicatamente incidete l'interno dei rotoli, facendo attenzione a non romperli.
La polpa delle zucchine va aggiunta al miscuglio di tonno e pane che avete pasticciato in precedenza.
Il ripieno deve essere abbastanza fluido, ma non troppo da ritirarsi vergognoso nel forno.
Accendete il forno a 180 gradi. Sistemate in una teglia con carta forno i rotoli ripieni di tonno &CO. sui quali avrete cosparso pane grattuggiato, pepe e parmigiano. Cuocete per una mezz'ora. Per dorarli accendete tre nanosecondi il grill. Meglio consumati freddi (e con le mani).
P.S. se vi avanza il ripieno...devo dirvelo?aggiungeteci altro pane, o carne macinata e fateci delle polpettine fritte ottime come accompagnamento al riso basmati.








giovedì 7 agosto 2008

L'amico pomodoro


Il pomodoro mi fa simpatia. E' l'amico che tutti abbiamo o che vorremmo avere. Potrebbe tranquillamente chiamarsi, che ne so (?), Sandrino. Uno che puoi coinvolgere in qualunque cosa, perchè come il nero, "va su tutto".
Però è rosso come il sole d'estate che lo fa crescere.
Il pomodoro colora un piatto un pò triste, rende acidulo un piatto troppo dolce o dolce un piatto con note acide: ci sono numerose varietà che si prestano ad ogni occorrenza e bisogno.
Quando ero piccola, lo coglievo dall'orto e lo mangiavo come si mangiano le caramelle, una dopo l'altra, voracemente, ancora caldo, con un profumo misto di terra. Allora non sapevo mica che il pomodoro, una garanzia contro l'invecchiamento (ricco di betacarotene, licopene e vitamine varie) mi avrebbe assicurato contro l'avanzare delle rughe (oddio...avrei dovuto mangiarne di più?)!
Quella che vi posto è la ricetta dei pomodori ripieni di riso: la tradizione vuole che si cuocciano nella teglia adagiati su uno strato di patate, ma ho preferito mescolare le patate a cubetti con il riso e cuocerli al cartoccio (o semi-cartoccio).
L'unica difficoltà della ricetta sta nel restituire ad ogni pomodoro la propria calotta!


Pomodori al riso e patate
5 pomodori ciccioni allo stesso modo 2 patate
2 agli 5 fette di formaggio molle (quello che più vi piace)
prezzemolo 3 cucchiai di parmigiano reggiano
basilico sale
pepe nero noce moscata

Mettete a bollire un litro di acqua.
Tagliate la calotta dei pomodori in modo da poter svuotare questi ultimi dei loro semi e del succo che raccoglierete in una ciotola capiente tanto da contenere l'aglio fatto a pezzetti (non tanto piccoli, se intendete avere una vita sociale), il prezzemolo, il basilico, sale e cubetti di formaggio.
Capovolgete i pomodori (dopo averne tenuto da parte le calotte) su un tagliere, in modo che si asciughino un poco al loro interno. Tagliate le patate a cubetti.
Salate l'acqua e buttate il riso (nella pentola, non nel secchio!), fatelo cuocere per metà del suo tempo di cottura (variabile in base alla varietà di riso scelto, ma preferibilmente una decina di minuti cosicchè anche le patate abbiano il tempo di cuocersi), scolate, LASCIATELI RAFFREDDARE e uniteli al composto con un pizzicodi noce moscata (che esalta il gusto delle patate).
Farcite i pomodori e prima di chiudere ognuno con la propria calotta, spolverate con il parmigiano (che nella cottura aiuterà a tenere unite le due parti del pomodoro e a creare una piacevole crosticina).
Ricavate dei rettangoli dai fogli della carta forno, adagiatevi sopra i pomodori e arrotolate i bordi del rettangolo per chiudere il cartoccio.
Forno a 180 per quaranta minuti/un'ora.

N.b. il riso si può anche non cuocere prima della cottura in forno e usare crudo nel composto. In tal caso, fate attenzione che la varietà non sia di quelli che "non scuociono mai", altrimenti avrete dei pomodori ripieni di...sassi. Un classico Riso ribe parboiled è ok.




























venerdì 1 agosto 2008

Lo "scaricanervi": il Pesto


Che la cucina abbia doti terapeutiche è come affermare che viviamo sulla Terra, anche se alcuni si comportano come se non fosse così (ma questa ipotetica vena acidula comprometterebbe la tesi introdotta nel titolo del post) e ritengono invece che seguire ricette e cimentarsi ai fornelli sia frustrante, che generi una sorta di ansia da prestazione con cui dover fare i conti a piatto ultimato.
Mi spaccio per democratica e dunque cercherò di comprendere (non di sostenere) questo punto di vista, giustificando il mio con una posizione moderata. Dipende.
Dipende da ciò che si cucina, dalla consapevolezza delle proprie capacità, da quanto intendiamo sfidarle, etc,etc.
Di una cosa sono certa e non mi muoverò da questa idea: fare il pesto funge da scaricanervi.
Vuoi mettere battere le foglioline di basilico nel mortaio ruotando il pestello...sentire i profumi che salgono su, l'odore dell'aglio appena accennato?
per la ricetta, vi linko il sito del Consorzio del Pesto (eh, già: il pesto va protetto!)
io il pecorino l'ho messo nella cialda su cui ho appoggiato gli spaghetti (a poche ricette concedo la pasta lunga...).

Adesso sì che sono tranquilla!

venerdì 11 luglio 2008

Tutti frutti


Continua la saga delle mie dolcezze. Stavolta l'ispirazione è venuta dai ribes raccolti in giardino.
Ho considerato che preparare dolci è più faticoso, ma più rilassante.
Quella di oggi è una torta di frutta canonica, con tanto di pasta frolla come base.
Per i non addicted, la pasta frolla è una massa cicciona di burro impastato con farina, uova, zucchero, miele, limone e un pizzico di lievito in polvere.
Va lavorata con le mani e vi assicuro che grazie alla sua consistenza dona una certa sensazione di onnipotenza divina: si può modellare meravigliosamente prima di riposare in frigo per un'oretta.
La crema è la classica pasticcera preparata con ricetta di nonna: 4 cucchiai di zucchero, 4 tuorli, 4 cucchiai di farina, mezzo litro di latte, la buccia di un limone e cannella.
Se vi piace la vaniglia, ve la consento ma..solo in bacelli.
L'ho decorata con pesche, pere coscia e ribes, su cui ho lasciato cadere una soluzione di acqua e zucchero, dal m0mento che aborro la gelatina che lucida, sì, ma fa tanto colla.
In accompagnamento ho scelto Dolce sinfonia "Occhio di pernice" 2001 di Bindella, vin santo composto da Prugnolo gentile e Trebbiano che matura in legno per tre anni e affina in bottiglia per 12 mesi.
L'alternativa è un caffè corposo, una miscela ricca di quelle che ho avuto il piacere di degustare presso il Terme Manzi Hotel di Ischia.
Eccovi qua anche la colonna sonora http://it.youtube.com/watch?v=mlkMc0ZaJmY

venerdì 27 giugno 2008



Estate finalmente!
l'estate porta con sè il calore del sole, la bellezza di tramonti indimenticabili sul mare, la voglia di degustare vino bianco e di accompagnarlo al pesce.
Adoro il pesce crudo, dunque il post di oggi riguarda una ricettina il segreto della cui preparazione sta (come per la maggior parte della cucina) nel possedere un coltello adatto.
La tartare in alto è di un bellissimo pesce di colore rosa chiaro più delicato del salmone, quasi carnoso, tagliato grossolanamente e condito con olio d'oliva, sale grosso e una macinata di pepe misto.
Ho deciso di accompagnarlo con l'ottimo Soave classico Doc 2004 Contrada Salvarenza Vigne Vecchie di Gini: un vino rappresentativo del territorio veronese con una bassa resa per ettaro e una alta qualità. Un metodo di elevazione completamente in barrique e più di sei mesi di affinamento in bottiglia, rendono questo vino complesso e ricco di sentori esotici, minerali. Assolutamente affascinante.

sabato 14 giugno 2008

Picasso e i biscotti


Anche oggi vi posto una ricetta.
Riflettevo sul fatto che le mie ultime imprese culinarie fanno riferimento ai dolci e che nel primo post sui dolci, parlavo di una filosofia non condivisa, o meglio non praticata.
Ora, da qualche giorno i dolci occupano la maggior parte del mio tempo.
Un pò come accadde a Picasso con il suo "periodo rosa", ecco, io mi trovo...nel mio "periodo dolci". Sono convinta che, proprio come quello dell'Artista, anche il mio periodo sarà breve e che come la malinconia del suo essere torna a farsi viva per dar vita al cubismo, anche la mia cesserà di produrre dolci e tornerà, rinnovata, a produrre primi, secondi e contorni.
Badate bene: non è che la similitudine con Picasso voglia accomunare le mie scarse capacità culinarie con quelle riconosciute dell'artista; è che Picasso mi affascina molto e mi piace l'idea di attraversare, così come accade nella vita, fasi di produzione culinaria differenti, specchio di ciò che nel quotidiano si vive e si esprime. Ognuno a modo suo.



Negretti
5 uova
100 gr di burro (o strutto)
1/2 limone
400gr di zucchero
1 bustina di lievito
500 gr di farina
150 gr di cacao in polvere

Accendete il forno a 180°. Disponete la farina a fontana. Unite le uova impastate con lo zucchero. Grattugiate la scorza del limone (facendo attenzione a non grattugiare la parte bianca amara della buccia), spremetene poi il succo nell'impasto. Aggiungete il burro, il lievito e continuate ad impastare. Dividete il panetto in due parti, in una delle quali mescolerete il cacao.
Disponete su di una teglia con carta forno, un rotolo di impasto bianco e accanto uno al cacao.
Infilate la teglia in forno caldo per 15 min e se vedete lievitato il panetto, estraete la teglia e con un coltello non seghettato, tagliate in lungo il panetto ricavandone i biscotti come vedete nella foto.
Mettete di nuovo in forno per 10 min i biscotti tagliati, affinchè diventino croccanti anche al loro interno.









venerdì 6 giugno 2008

Non tutte le ciambelle riescono col buco!



...Quanto è vero!nel pomeriggio, dopo aver assaggiato ieri delle ciambelline al vino che non ho gradito affatto, mi sono cimentata nella realizzazione di quelle che (come vedete) sono diventate dei biscotti.
Scovo dal mio personale libro, la ricetta delle ciambelline. Sin dall'inizio, valutando la proporzione tra le dosi e aggiungendo man man gli ingredienti, mi sembrava di preparare ciambelle per un esercito, ma ho comunque seguito la ricetta.
Ora, capisco che alle volte quando si ha a che fare con una ricetta trascritta da chi ha parecchia esperienza, la dicitura "FARINA q.b." può suonare del tutto normale, ma per una non veterana il "quanto basta" può essere anche un KG!!!!!!!!!!!!! no dico: un pò più di precisione...non si può?
vabbè, comunque ho avuto per l'ennesima volta, la prova di come la cucina sia una cosa meravigliosa: mescolare gli ingredienti, vederli insieme in un unico impasto (che nella cottura si trasforma in chissà cosa), guardarlo crescere nel forno è un pò come aspettare Babbo Natale.
Ho deciso per la prima volta di postarvi la ricetta per un totale circa di 30 biscotti.
Speriamo che a voi riescano col buco....


Ciambelle (biscotti) al vino
4 uova
mezzo litro di vino bianco
mezzo kg di zucchero
mezzo litro di olio di semi
2 bustine di lievito
400 gr di farina

Mescolate il tutto, dopo aver sbattuto separatamente le uova. Potete cospargere le ciambelle con zucchero semolato prima di metterle in forno.
Io uso la carta forno. Altri il tradizionale burro + farina per ungere le teglie.


lunedì 2 giugno 2008

Buon compleanno, BLOG!

Alcuni ritengono che festeggiare in anticipo un compleanno sia di cattivo augurio, ma credo che questo valga per persone e animali, non per le cose.
Così in un giorno uggioso, uguale a tanti altri in cui mi sembra di aver dimenticato persino come sia fatto il sole, mi viene in mente che fare una torta sarebbe un ottimo antidoto contro il grigiore circostante e soprattutto...potrei festeggiare il MESIVERSARIO del mio blog! non è che avessi in mente una torta in particolare, semplicemente avevo stampate le decorazioni che avrei fatto su: cucinare in estate ha il vantaggio di poter arricchire di fiori il cibo e la tavola con lo svantaggio di cucinare a temperature talvolta proibitive, ma chi l'ha dura, la vince, no?
premetto di non cucinare mai dolci, forse perchè in cuor mio, culinariamente parlando, li trovo frivoli o semplicemente mi sembra che alla loro riuscita concorrano troppi fattori "esterni" .
La verità è che, lo ammetto, preparare dolci è una vera e propria filosofia di cucina che non sento vicina.
Comunque ogni tanto mi cimento con dolci semplici e il risultato di oggi è questo: una torta classica allo yogurt e cacao.


P.S. è gia finita...

martedì 27 maggio 2008

Just like pasta e fazoo, that's Amore!



Oggi sono in vena di confidenze. Sarà che sento l’estate arrivare e la voglia di stare bene.
Così stamattina ho deciso che avrei festeggiato con…il mio piatto preferito: pasta e fagioli.
Lo so che anche stavolta, si obietterà sul fatto che spesso cucino senza badare alle stagioni, ma vi assicuro che questo è vero solo per piatti “invernali” preparati in estate ( i piatti freddi in inverno sono una cacofonia!) e tengo invece piuttosto presente la stagionalità dei prodotti.
Adoro le minestre, i passati di verdure, le vellutate perché si mangiano col cucchiaio (se dovessi
scegliere una posata, è quella che preferisco quando non è permesso l’uso delle mani) e poi perché si può arricchirli di gustosi crostini.
Cucinare minestre restituisce alle donne l’anima stregona che le caratterizza: in grosse pentole si mescolano ingredienti con cucchiai di legno che assorbono i sapori e ne restituiscono altri.

Just like SAGNE e fazoo, that's Amore!



La pasta e fagioli profuma di mia nonna che la cucinava spesso, stendendo a mano la pasta.
Con una manualità quasi certosina, preparava quelle che nel mio dialetto si chiamano “sagne”: rettangoli piuttosto grossi da cuocere insieme ai fagioli, in modo da regalare loro l’amido che rende questa una vera, densa minestra.
Mia nonna appartiene a quella tradizione culinaria contadina che grandi chef cercano di recuperare e riadattare, ma che poche volte ho potuto riassaporare girovagando per ristoranti.
L’odore del suo soffritto è tra gli odori che fanno parte del mio personale “data base” gastronomico, perché nessuno usa più lo strutto per imbiondire la cipolla, per lasciarla soffriggere nel tepore di un letto di grasso, lo stesso grasso che conferisce alla minestra una nota caratteristica e distintiva.
E quando tra i fagioli trovava posto anche qualche “resto” di prosciutto…allora la sinfonia era davvero completa!
Non si può certo dire che io sia cresciuta con piatti ipocalorici, ma vi assicuro che quella tradizione mi ha condizionato piacevolmente e arricchito notevolmente la vita.
Così, ogni volta che preparo la pasta e fagioli è come se festeggiassi mia nonna che mi ha insegnato, inconsapevolmente e dolcemente ad essere come sono.

mercoledì 9 aprile 2008

Gioco


E sono al quarto!
dopo il tentativo che vedete...sorseggio un caffè.
che dire? avevo cominciato cucinando per questa sera (sono ospite dal mio super amico) e mi fa piacere dilettarmi ai fornelli: vellutata di broccoli e spinaci con cuore (eh, sì...la cucina è questione di cuore) di carotine croccanti e crostini al parmigiano, polpettine di maiale al sesamo, quando....illuminazione!!!!!
preparo le basi e assemblo dal pout-pourry di ingredienti un simpatico esempio di finger food.
Rubo dal cassetto la digitale e compongo il piatto.
Di foto ne ho fatta una sola: la curiosità di assaggiare la polpettina era troppo forte!
nelle polpette ci ho infilato scorza di limone e cannella: se mi sentisse mia nonna....