mercoledì 19 giugno 2013
Salut e bezi e teimp da spàndri! (Il mio augurio all'Emilia Romagna)
sabato 10 marzo 2012
Anche il peperone ha un cuore (o sul lato inaspettatamente sentimentale di un ortaggio qualunque)

Il razzismo culinario esiste.
Espressioni come "cuore di carciofo", "cuore di cioccolato", "cuore di mela" inneggiano all'intolleranza. Me lo immagino spesso, l'orgoglioso carciofo su un banco di mercato, accanto, che so, ad una zucchina, ugualmente verde ma di un tono diverso che fa bella mostra di sè lucidata e fresca come certe donne al primo appuntamento, domandare spocchioso: "Io un cuore ce l'ho: er tuo 'ndo sta?". E all'improvviso mi sembra di vederlo quel verde della zucchina diventare triste, ritirarsi manchevole. Il carciofo ha un cuore a toccare il quale si arriva a fatica, ma si sa che c'è. L'infame lo racchiude spesso tra mille spine per darti l'impressione da subito che sia qualcosa di prezioso e che per conquistarlo ci voglia fatica. E anche in mezzo ad altri cento simili esposti, il carciofo è orgoglioso della sua unicità: non gli importa di sapere che non è il solo ad avere un cuore. La scomoda verità, caro carciofo, è che tutti hanno un cuore: alcuni, come gli umani, ne hanno uno collocato non al centro come il tuo, ma in alto e si dice sia persino legato alle emozioni. Quello addirittura puoi sentirlo pulsare impazzito quando ti accadono cose spiacevoli o ancora meglio, quando ciò che ti accade è irrimediabilmente bello. Succede anche quando ti innamori e quando i cuori che senti battere diventano due. Un cuore, caro carciofo, ce l'ha anche un peperone e, a differenza di te, lo espone senza alcuna paura, lo lascia guardare e toccare da chiunque senza tirarsela tanto, perchè è coraggioso e consapevole che pur avendone uno solo, valga comunque la pena donarlo.
giovedì 24 febbraio 2011
PSICOLOGIA DI UNO CHEF (o del perchè tra me e Parini è - al momento - tutto finito)
domenica 5 dicembre 2010
Il lato erotico di un ragù
N.b. se ti senti più femmina che mai, prima della carne macinata, soffriggi un fegatino di pollo che ci sta come ci starebbe la giarrettiera che tieni nel cassetto.
Ingredienti
20 gr di burro
mezza cipolla bianca
un gambo di sedano
una carota
50 gr di pancetta
500 gr di manzo tritato
2 bicchieri di latte
500 gr di pelati passati
2 bicchieri di brodo
sale
pepe
mercoledì 3 novembre 2010
Romagna mia
lunedì 20 settembre 2010
Io sto col sughero! (breve dichiarazione amorosa)

martedì 10 agosto 2010
Norma (h)a la fregola (...e non è la sola)
Essere un'isola. Avere accanto il tuo mare. Decidere d'accordo col Lui, se restare da sola o accogliere chi decide di venire a farti visita. Suggerirgli di muoversi violento, affinchè la tua sia una terra irraggiungibile.
Non deve essere male, la vita da isola. Bisogna fare i conti con la nostalgia e con i tempi che non sempre corrispondono a quelli del mare.Passare ore a guardare il mare mentre si confonde con quella linea che sembra finire e arrivare al cielo, mentre i tuoi sono solo confini terreni.
I miei pensieri isolani sono frutto di una vacanza sarda.
La Sardegna è una terra strana: la guardi e non sai mai davvero se voglia accoglierti. Piena di lembi di terra pronti a immergersi nel mare, a scomparire per evitare di farsi notare. Una terra che per imparare a difendersi, ha eretto torrette su ogni costa, manifestando un desiderio di solitudine che cogli anche negli occhi schivi di chi ci abita e vede il Continente qualcosa di lontano. La Sardegna vuole bastare a se stessa.
La Sicilia è diversa: è terra vicina, aperta, cresciuta tra mille influenze visibili in un territorio che ti racconta la storia di mille passaggi di soli e mari. La guardi e hai già fatto un piccolo viaggio intorno al mondo: architetture varie di popoli a cui la Sicilia ha offerto un luogo dove vivere. Senza chiedere per quanto tempo perchè non soffre di sindrome di abbandono. Riesce ad avere legami che non pretende siano durevoli: si prende il buono di tutti.
Io non lo so che isola vorrei essere. Nell'indecisione, le ho confuse.
Che poi è la cosa che mi viene meglio.
Ricetta per 4 persone
300 gr di fregola
3 pomodori maturi
mezza cipolla
una melanzana tonda e grossa
tre tazze di brodo vegetale
olio evo
sale
pepe nero da macinare
basilico
rosmarino
crema di ricotta salata
vino bianco
4 dischi di pane carasau (guttiau)
Ritagliate otto dischi dalla melanzana ed il resto in cubetti piccoli. Poneteli dentro uno scolapasta con del sale perchè perdano la loro acqua.Tagliate sempre a cubetti piccoli i pomodori tenedoli separati. Affettate la cipolla e mettetela in una padella con i bordi alti insieme ad almeno tre cucchiai di olio. Soffriggetela e quando imbruinisce, aggiungete la fregola e fatela tostare. Versate del vino bianco e lasciate evaporare a fuoco lento. Aggiungete una tazza di brodo e poi i pomodori. Lasciate cuocere.
Scaldate una padella antiaderente, metteteci dentro gli aghi di rosmarino (che è la spezia sarda per eccellenza) e grigliate i dischi di melanzane e poi i cubetti. In un'altra scaldate l'olio e friggete dischi e cubetti di melanzana.Lasciateli asciugare su un foglio da cucina e salateli poco.Nel frattempo avrete aggiunto il brodo alla fregola perchè si cuoccia.
Aggiungete un paio di foglie di basilico a metà cottura.
Quando la fregola è al dente, toglietela dal fuoco e aggiungete i cubetti di melanzana con del basilico fresco spezzettato e pepe macinato. Mescolate delicatamente e lasciate raffreddare un pò.
In forno, mettete i dischi di pane carasau cosparsi di olio e lasciateli scurire per 5 minuti. Estraeteli dal forno, spezzettateli a forma di isola, e componeteli sui piatti da portata. Aggiungete ancora olio e macinatevi sopra del pepe macinato.Prendete un disco di melanzana, ponetevi sopra la fregola e chiudete con un altro disco sul quale porrete ciuffetti di basilico.
Formate delle piccole quenelle di ricotta salata, utili anche a completare la decorazione del piatto e a "zittire" la fregola di norma.