mercoledì 3 settembre 2008

Cosa voglio di più dalla vita?












Decido di sfruttare questo pay-off poco originale, perchè quest'estate ho avuto il piacere di visitare anche la Lucania, terra strana in cui avverti subito quanto la ricchezza del territorio sia confinata in un limite geografico troppo ristretto.
Descrivere la Lucania (e la Basilicata), vuol dire innanzitutto spiegare tra quali regioni sia confinata, perchè è terra di passaggio per chi si reca nella più nota Calabria e terra di confine con la confusa Campania. Sulla strada che percorri per arrivarci, sembra anche a te di perdere le certezze geografiche, quei confini che più volte hai guardato ed eri certa di aver imparato, certa di sapere "dove ti trovi".
Invece la Lucania ti confonde, consapevole come è di essere "terra di mezzo", rivendica all'improvviso, nell'architettura e nelle tradizioni, un'identità sobria che ti acceca, perchè ne senti insieme l'educata forza e l'impetuosa grazia.
Il mare lucano è limpido se lo vivi da dentro, se da quelle acque ti lasci coinvolgere, ma grigio e nero se lo guardi dall'alto di scogliere che ti tolgono il fiato. Il mare lucano è lo specchio dell'anima di chi qui ci è nato.
Dicotomico. Chiaro e scuro. Montuoso e marino. Caldo come il sapore dei pipi ruschi e fresco come il pesce appena pescato. Forte come l'odore dell'origano essiccato e morbido come la provola.
Vorrei postarvi un pò di ricette, ma vi sottolineo solamente la meraviglia dei pipi ruschi (peperoni rossi essiccati e poi fritti), magico accompagnamento alla focaccia bianca con guanciale o come "semplice" condimento (assieme a crostini fritti di pane) dei maltagliati cosparsi di ricotta salata.

giovedì 21 agosto 2008

In Abruzzo come in Giappone


Ebbene sì! mi sono concessa qualche giorno di vacanza, restando però dalle mie parti (in Abruzzo) e al volo posto, in attesa di fare un altro mini-viaggio che mi porterà invece a riassaporare il gusto di quel Sud che occupa una parte del mio cuore.
Sono riuscita (durante questa pausa)a cucinare qualcosa, ma diciamo che la compagnia esigeva che i pasti fossero consumati al ristorante, sicchè, adeguandomi alla comune volontà, ho gustato piatti cucinati dalla altrui abilità.
E, se di abilità e manualità vogliamo parlare, chi meglio dei giapponesi può darcene prova?
vedere impastare il riso per farne sushi è uno spettacolo che merita la vista e per chi, come me, adora il pesce crudo, è quanto di più gustoso si possa consumare.
Per conoscenza, il sushi è un cibo a base di riso cotto con aceto di riso, zucchero e sale e combinato con un ripieno o guarnizione di pesce, alghe, vegetali o uova. Il ripieno può essere crudo, cotto o marinato e può essere servito disperso in una ciotola di riso, arrotolato in una striscia di alga o disposto in rotoli di riso o inserito in una piccola tasca di tofu.
Il sashimi è invece pesce servito senza riso.

Buon appetito, signoli!




giovedì 7 agosto 2008

L'amico pomodoro


Il pomodoro mi fa simpatia. E' l'amico che tutti abbiamo o che vorremmo avere. Potrebbe tranquillamente chiamarsi, che ne so (?), Sandrino. Uno che puoi coinvolgere in qualunque cosa, perchè come il nero, "va su tutto".
Però è rosso come il sole d'estate che lo fa crescere.
Il pomodoro colora un piatto un pò triste, rende acidulo un piatto troppo dolce o dolce un piatto con note acide: ci sono numerose varietà che si prestano ad ogni occorrenza e bisogno.
Quando ero piccola, lo coglievo dall'orto e lo mangiavo come si mangiano le caramelle, una dopo l'altra, voracemente, ancora caldo, con un profumo misto di terra. Allora non sapevo mica che il pomodoro, una garanzia contro l'invecchiamento (ricco di betacarotene, licopene e vitamine varie) mi avrebbe assicurato contro l'avanzare delle rughe (oddio...avrei dovuto mangiarne di più?)!
Quella che vi posto è la ricetta dei pomodori ripieni di riso: la tradizione vuole che si cuocciano nella teglia adagiati su uno strato di patate, ma ho preferito mescolare le patate a cubetti con il riso e cuocerli al cartoccio (o semi-cartoccio).
L'unica difficoltà della ricetta sta nel restituire ad ogni pomodoro la propria calotta!


Pomodori al riso e patate
5 pomodori ciccioni allo stesso modo 2 patate
2 agli 5 fette di formaggio molle (quello che più vi piace)
prezzemolo 3 cucchiai di parmigiano reggiano
basilico sale
pepe nero noce moscata

Mettete a bollire un litro di acqua.
Tagliate la calotta dei pomodori in modo da poter svuotare questi ultimi dei loro semi e del succo che raccoglierete in una ciotola capiente tanto da contenere l'aglio fatto a pezzetti (non tanto piccoli, se intendete avere una vita sociale), il prezzemolo, il basilico, sale e cubetti di formaggio.
Capovolgete i pomodori (dopo averne tenuto da parte le calotte) su un tagliere, in modo che si asciughino un poco al loro interno. Tagliate le patate a cubetti.
Salate l'acqua e buttate il riso (nella pentola, non nel secchio!), fatelo cuocere per metà del suo tempo di cottura (variabile in base alla varietà di riso scelto, ma preferibilmente una decina di minuti cosicchè anche le patate abbiano il tempo di cuocersi), scolate, LASCIATELI RAFFREDDARE e uniteli al composto con un pizzicodi noce moscata (che esalta il gusto delle patate).
Farcite i pomodori e prima di chiudere ognuno con la propria calotta, spolverate con il parmigiano (che nella cottura aiuterà a tenere unite le due parti del pomodoro e a creare una piacevole crosticina).
Ricavate dei rettangoli dai fogli della carta forno, adagiatevi sopra i pomodori e arrotolate i bordi del rettangolo per chiudere il cartoccio.
Forno a 180 per quaranta minuti/un'ora.

N.b. il riso si può anche non cuocere prima della cottura in forno e usare crudo nel composto. In tal caso, fate attenzione che la varietà non sia di quelli che "non scuociono mai", altrimenti avrete dei pomodori ripieni di...sassi. Un classico Riso ribe parboiled è ok.




























venerdì 1 agosto 2008

Lo "scaricanervi": il Pesto


Che la cucina abbia doti terapeutiche è come affermare che viviamo sulla Terra, anche se alcuni si comportano come se non fosse così (ma questa ipotetica vena acidula comprometterebbe la tesi introdotta nel titolo del post) e ritengono invece che seguire ricette e cimentarsi ai fornelli sia frustrante, che generi una sorta di ansia da prestazione con cui dover fare i conti a piatto ultimato.
Mi spaccio per democratica e dunque cercherò di comprendere (non di sostenere) questo punto di vista, giustificando il mio con una posizione moderata. Dipende.
Dipende da ciò che si cucina, dalla consapevolezza delle proprie capacità, da quanto intendiamo sfidarle, etc,etc.
Di una cosa sono certa e non mi muoverò da questa idea: fare il pesto funge da scaricanervi.
Vuoi mettere battere le foglioline di basilico nel mortaio ruotando il pestello...sentire i profumi che salgono su, l'odore dell'aglio appena accennato?
per la ricetta, vi linko il sito del Consorzio del Pesto (eh, già: il pesto va protetto!)
io il pecorino l'ho messo nella cialda su cui ho appoggiato gli spaghetti (a poche ricette concedo la pasta lunga...).

Adesso sì che sono tranquilla!

sabato 26 luglio 2008

Non sappiamo più a quale Vin Santo votarci?



Sono perplessa da qualche giorno.
Il vino è una mia grande passione, fortunatamente condivisa con milioni di persone che, come me, lo acquistano e lo apprezzano.
Mi è capitata tra le mani una newsletter di un'azienda avellinese produttrice di Taurasi: mi si informava di una iniziativa per la quale ognuno di noi può prodursi il suo vino sfruttando attrezzature e competenze enologiche dell'azienda di cui sopra.
Al di là degli apprezzamenti sull'originalità dell'iniziativa, mi è scattata dentro una certa vena polemica: ho un'idea romantica del vino che cozza spesso con le pratiche di cantina, con il marketing fine a se stesso (quello per cui "produrre è vendere")...
sarò antica, ma adoro la sorpresa, la scoperta rispetto alla consapevolezza per cui se un vino è un assemblaggio di certe uve avrà certi sentori, sarà l'espressione del territorio in cui è prodotto, la quasi certezza per cui dentro ci troverò le leggi del "gioco" dell'uva e non quelle del mercato.
Non c'è un vino che vorrei. Non siamo tutti enologi. Lasciamo fare a chi lo sa fare il proprio mestiere. E se davvero non sappiamo a che santo votarci per tirar fuori un vino che sappia far parlare di sè e di chi lo produce, allora torniamo a consultare il buon Frate Indovino....


venerdì 11 luglio 2008

Tutti frutti


Continua la saga delle mie dolcezze. Stavolta l'ispirazione è venuta dai ribes raccolti in giardino.
Ho considerato che preparare dolci è più faticoso, ma più rilassante.
Quella di oggi è una torta di frutta canonica, con tanto di pasta frolla come base.
Per i non addicted, la pasta frolla è una massa cicciona di burro impastato con farina, uova, zucchero, miele, limone e un pizzico di lievito in polvere.
Va lavorata con le mani e vi assicuro che grazie alla sua consistenza dona una certa sensazione di onnipotenza divina: si può modellare meravigliosamente prima di riposare in frigo per un'oretta.
La crema è la classica pasticcera preparata con ricetta di nonna: 4 cucchiai di zucchero, 4 tuorli, 4 cucchiai di farina, mezzo litro di latte, la buccia di un limone e cannella.
Se vi piace la vaniglia, ve la consento ma..solo in bacelli.
L'ho decorata con pesche, pere coscia e ribes, su cui ho lasciato cadere una soluzione di acqua e zucchero, dal m0mento che aborro la gelatina che lucida, sì, ma fa tanto colla.
In accompagnamento ho scelto Dolce sinfonia "Occhio di pernice" 2001 di Bindella, vin santo composto da Prugnolo gentile e Trebbiano che matura in legno per tre anni e affina in bottiglia per 12 mesi.
L'alternativa è un caffè corposo, una miscela ricca di quelle che ho avuto il piacere di degustare presso il Terme Manzi Hotel di Ischia.
Eccovi qua anche la colonna sonora http://it.youtube.com/watch?v=mlkMc0ZaJmY

venerdì 27 giugno 2008



Estate finalmente!
l'estate porta con sè il calore del sole, la bellezza di tramonti indimenticabili sul mare, la voglia di degustare vino bianco e di accompagnarlo al pesce.
Adoro il pesce crudo, dunque il post di oggi riguarda una ricettina il segreto della cui preparazione sta (come per la maggior parte della cucina) nel possedere un coltello adatto.
La tartare in alto è di un bellissimo pesce di colore rosa chiaro più delicato del salmone, quasi carnoso, tagliato grossolanamente e condito con olio d'oliva, sale grosso e una macinata di pepe misto.
Ho deciso di accompagnarlo con l'ottimo Soave classico Doc 2004 Contrada Salvarenza Vigne Vecchie di Gini: un vino rappresentativo del territorio veronese con una bassa resa per ettaro e una alta qualità. Un metodo di elevazione completamente in barrique e più di sei mesi di affinamento in bottiglia, rendono questo vino complesso e ricco di sentori esotici, minerali. Assolutamente affascinante.